di Angelo Airò Farulla ed Elena Fatichenti

 

“Devo aggiungere che in tutto il Nuovo Testamento emerge appena una sola figura a cui si debba rendere onore? Pilato, il governatore romano … La nobile ironia di un romano al cui cospetto vien fatto un abuso spudorato della parola “verità”, ha arricchito il Nuovo Testamento dell’unica parola che abbia valore – che è la critica, l’annientamento stesso di quello: “che cos’è la verità!”
F. W. Nietzsche, “L’Anticristo”

 

Senso, racconto e tecnica dell’espressione s’intrecciano perfettamente in quest’opera. L’immagine è come un aforisma. Essa è la punta dell’iceberg, la sintesi di un pensiero laterale, debole e diffuso, che attraversa irrimediabilmente la modernità nell’anagramma “relativa / la verità”.


Il “pixel”, utilizzato come tassello di un mosaico, è l’elemento primo della texture del video. Del pixel si può dire che è anche l’unità minima della visione del mondo contemporanea. Il suo presentarsi chiaramente visibile nell’opera, amplificato, “gonfiato”, è proprio del fatto che venga preso in considerazione come materia, elemento plasmabile. Si tratta di vedere da quale sfondo può emergere l’icona del presente.


Come i primi cristiani – pionieri allora d’un nuovo modo di guardare al mondo – inserivano soggetti nuovi (cristiani) all’interno di codici antichi (romani), - è il caso del “buon pastore” che trasformava un tipico motivo agreste nell’allegoria del Salvatore – così la nostra opera compie – senza nessuna intenzione nostalgica o di alcuna valenza politico/religiosa – un reverse: all’interno di codici artistici cristiani (o che hanno trovato nella cristianità la loro massima espressione) come il mosaico, si inserisce un soggetto romano – la figura del governatore Ponzio Pilato. Nel mosaico veniva composto il ritratto di personalità di rilievo come imperatori od imperatrici, o più volentieri di divinità come il Cristo; c’è una continuità ininterrotta tra il mosaico romano e quello bizantino.


Ponzio Pilato è il luogo ideale – e luogo fuori dalla geografia – dove le due culture, quella cristiana e quella ebraica, si toccano e consegnano alla storia le scintille di questo loro vivo contatto. Ponzio Pilato fa anche da punto simbolico di unità e divisione: è infatti attraverso il suo gesto vile che da quella ebraica nascerà la religione cristiana. Una è la matrice; come una è la divinità invocata.


L’oro del Mediterraneo si stende sullo sfondo di questa Storia. L’eternità. Il mare alleato col sole. Flussi e riflussi. Niente d’immobile sulla Terra. L’uomo è al di là dell’identità. L’uomo, in quel che ha di più fragile e santo: l’essere indifferenziato.
Ciò che dice Ponzio Pilato nei Vangeli è un messaggio che rimane forse inascoltato. Egli ha parlato; ma il suo era il detto di un mondo morituro: non c’erano orecchie capaci di ascoltare. Pilato è senza voce. L’unica voce che avrebbe forse potuto evitare conflitti. Che non contrappone, non interviene. Non comprende i termini della questione, non trova colpe, non riconosce accuse. Veritas? Quid est veritas?; una preghiera per il terzo millennio.