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"Nominibus certos credam decurrere mores?
Moribus an potius nomina certa dari?"
Rutilio Namaziano, “De reditu suo”
Un altoparlante nudo, nero
su fondo bianco, sulla membrana del quale è scritto
circolarmente, in calligrafia corsiva: “Ce ci
n’est
pas la lune”.
La famosa frase di René Magritte è rivolta verso
l’immagine di un oggetto che, questa volta, sembra
darle ragione. Se non fosse che questa “luna
artificiale” trasmette e suona a ripetizione “Guarda
che luna, guarda che mare” nell’interpretazione
di Fred Buscaglione, mentre si rispecchia su di una
superficie lucida e riflettente, irresistibilmente
ricreando la struttura di un paesaggio classico.
Così, mentre all’interno della sua forma rotonda è
in-scritta la negazione di ciò che chiaramente non è
(la luna) - ma che per via di questa arbitraria
appellazione prova a richiamare - , nello stesso
tempo l’oggetto/altoparlante ripete –come con voce
propria- ed indica sé stesso proprio come Luna (“guarda
che luna...”), ritraendosi come l’oggetto che il
suo aspetto ri(n)nega. Somiglianza ideale (la
duplice forma rotonda) e differenza sostanziale
(colore, materia, stato, posizione generale)
convergono e coesistono in un medesimo corpo grazie
a due sentenze contraddittorie che al contempo
negano ed alludono ad una sua improbabile identità
che si dà, ora, evidente, quale dissociata e
dia-bolica.
"Presso gli antichi Ebrei i nomi di
persona avevano un significato reale (David, per
esempio, vuol dire Diletto); come gli altri popoli
dell'antico Oriente, i Figli d'Israele vi
annettevano, anzi, un'importanza religiosa e
nazionale, elevandosi, non di rado, a rappresentare
l'idea del loro vivere pubblico e privato. La sacra
Scrittura ci narra come Dio stesso talvolta ha
ispirato ai genitori il nome da imporsi, oppure lo
ha direttamente rivelato, o ne ha imposto uno nuovo.
Se questo è avvenuto per molti personaggi
dell'Antico Testamento, che avevano qualche
relazione con il futuro Messia, ciò deve essere
avvenuto, in modo del tutto speciale, per il nome di
Maria Santissima. Mossero da questo principio gli
scrittori cristiani che in ogni tempo ebbero il
desiderio di volere trovare nel nome di Maria il
carattere divino della Vergine Madre. E sono circa
settanta i significati apposti a questo nome.”
L’opera indaga la
reversibilità d’ogni realtà, il suo valore duplice
(dia-bolico, come diviso) e differente: altro
rispetto alla struttura linguistica che in un
momento dato o in una circostanza opportuna la
inquadra e la determina; altro rispetto a ciò
che i nostri sensi ci danno ad intendere. La
determinazione è così qualità vibrante che non
lascia intatto l’oggetto che indica. L’apparente
univocità data alla cosa dalla nominazione vacilla e
sprofonda nella sua idea; - idea intesa nel duplice
senso di pensiero e d’immagine. La sembianza
dell’oggetto trascolora, si fa esistenza ombrosa.
Perchè due dati concorrono continuamente alla
determinazione dell’esperienza: il nome e la
percezione. Binari paralleli, che all’infinito
divergono, lasciando aperto uno spazio inesperible
ed inqualificabile dedicato alla cosa.
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