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scrittura scenica:
Angelo Airò Farulla, Lorenzo Mori
spazio scenico: Elena
Fatichenti
colonna sonora e
costumi: Angelo Airò Farulla
interpreti: Angelo Airò
Farulla, Lorenzo Mori
manifesto: Diego
Mazzaferro
produzione
L’epimeteide
2005
aprile/maggio 2005, Roma
(rassegna Z.T.L..)
e Siena (Corte dei Miracoli, rassegna Experimenta
Mundi)
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Momento d’analisi sulle modalità del
raccontarsi d’un mito moderno (opera) e primo studio de L'epimeteide sulla relazione tra spazio scenico
e dinamica musicale.
L’evento racconta la figura del famoso
burlador di Siviglia inquadrando il personaggio attraverso una cornice
d'impronta
stilnovista, riformulando l’azione (trama) come se fosse rappresentata da un
teatrino di pupi, nel racconto (lirico) delle proprie gesta.
Un’evocazione
ambientale di larga durata; un rituale alterno che attraversa, in pause
simboliche e sospensione d’azioni, citazioni iconografiche e testuali.
Figura portante della messa in scena è il catalogo di Leporello, tirato a
nuovo, citazione del mito in prima persona; significante supremo che,
escludendosi dalla scena, dà valore e intenzione al succedersi incantato di Eros
e Thanatos.
Il continuo sprofondare delle figure (uniche in scena Don Giovanni e il
Convitato di Pietra), intorno e dentro ad un mausoleo dell’amore, bara e
letto nello stesso tempo, di contro all’inferno della versione classica, o al
cielo delle scritture ottocentesche, sospende l’azione diretta nel poco
prima o nel poco dopo della scena fatale, rimandando e superando
così la morte, la punizione a seguire, il giudizio o l’assoluzione.
In questo contesto, il gesto che l’attore tradisce in scena e che nel racconto
sembra acquistare un peso o ruolo necessario in quel momento, è
fatale se espresso da uno spazio che “fa scappare” quel gesto opportuno;
l’attore è tradito dalla mancanza di limiti tra il soggetto e il d’attorno.
Si assiste ad un precipitare a vuoto del cimitero, ad un continuo modularsi di
quell’irrevocabile che accompagna la morte, presagi antichi che si
deridono da soli, riconsegnando l’opera e la memoria di Questo mito alla sua
eternità.
 
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