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“Se
la figura di Prometeo (colui che vede innanzi a sé, progetta il
furto del fuoco agli dei per donarlo agli uomini) nel suo essere
propositore ed ideatore del progetto in quanto tale è stata
sufficientemente estrapolata, indagata, e sviscerata, eletta a
somma identità del fare, come successione di attimi di un tempo
previsto e quindi calcolabile; non si è altresì definito l’epimeteico
sentire come attimo indefinibile, monolitico istante del fare.
La serie di attimi, un tempo in successione, in progetto; al di
là di questo c’è il non tempo, non spazio di epimeteica
in-funzione. L’indagine del magnifico terrificante e eterno
istante in cui il progetto (pro –oggetto : definizione di
un’ipotesi di futuro, proiezioni di una scansione non avvenuta
ma già delineata) si disperde in una esecuzione del sentire in
cui tutto è possibile e in un attimo inconciliabili monologhi
sembrano dialogare, toccarsi, sfiorarsi, ma solamente questo."
(Diego Mazzaferro)
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