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Messa in scena site specific
dell’opera di Giuseppe Verdi che prende a soggetto il Teatro
Sociale di Trento, teatro lirico, struttura nata in funzione del
melodramma, e in ogni caso suo tempio precipuo. La performance consiste
nella simulazione d’una rappresentazione d’epoca con tanto di
agitazioni di piccionaia. L’atto scenico fa affiorare dal luogo un
qualcosa in lui nascosto ma esistente. La storia è infatti nello
spazio, come simultaneità cata-strofica, stratificata d’eventi
passati, presenti e futuri. Il discorso allora non è semplicemente
storico, ma specifico. Anche se Questo fatto (Nabucco,
marzo 1842) non è avvenuto in Questo teatro, lo spazio viene
ri-velato per via di Questo gesto che compiendosi manifesta l’ “ideale”
del luogo. L’atto performativo realizza una Copia, il
Simulacro del luogo tramite quel gesto custode del mito. Ri-velare
appunto, come velare due volte, scoprire e celare allo stesso
tempo. Si vengono a creare così due presenti paralleli. Un altro evento
in un altro luogo (altro
perché vissuto diversamente) del tutto simile a quello che ci ospita;
“è lui, ma è uguale”. Una sorta di paradosso dì identità, un
gioco di scatole cinesi bidimensionali. C’è una crepa, un disagio del sito, un suo
trans-formarsi. E nello stesso tempo il gesto scapigliato del
loggione è lo stesso che allora, giungendo al medesimo effetto. Un risultato a
due cause incongruenti che è ironia del teatro (come luogo di visione), che è
citazione del contesto, l’atto stesso del citare realizzato in diretta,
sradicando l’evento dal suo contesto naturale per riposizionarlo in quello
stesso contesto. Ed in questo sradicare e riposizionare c’è il tempo della
tra-dizione e del tra-dimento, del dire attraverso; e c’è l’evento
dell’alterità e dell’identico.
Raffaella Bordini intervista L'epimeteide (ottobre 2008)
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