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di Angelo
Airò Farulla ed Elena Fatichenti
mostra "Viva l'Italia"
un progetto di Fabio
Cavallucci per Astuni Public Studio
con opere di:
Rossella Biscotti, Maurizio Cattelan, Nemanja Cvijanovic,
Luciano Fabro, Daniel Knorr, L'epimeteide, Marcello Maloberti,
Gian Marco Montesano, Gianni Motti, Cesare Pietroiusti, Leonardo
Pivi, Costa Vece, Sislej Xhafa
galleria Enrico Astuni, Bologna
opening 2 ottobre 2009, ore
18:00
dal 3 ottobre 2009 al 9 gennaio
2010
prorogata fino al 7 febbraio
2010
30 gennaio 2010 "Viva
l'Italia party"
Versione
dell’omonima messa in scena site specific dell’opera di
Giuseppe Verdi già presentata nell’ottobre del 2008 presso il
Teatro Sociale di Trento e vincitrice della quarta edizione del
Premio Internazionale della Performance.
Un
ritrarsi dell’opera che è da intendere nel duplice senso
del prender forma e del celare; nel simulare una presenza che si
ritrae in un unico gesto oleografico, da cartolina. Un motivetto
da fischiettare (“zum-pa-pa”) e dei foglietti bianchi,
rossi e verdi – emozioni, entusiasmo di folla –; il rapido
succedere degli eventi cancella l’oggetto della sua opera nel
momento stesso in cui lo mostra. Un sospiro e l’Italia,
quell’Italia e quest’Italia, non ci sono più. Più bello
dell’infanzia è infatti forse il ricordo dell’infanzia –
vagamente ora, come da sempre, velato di rimpianto per i bei
tempi andati e per le promesse che da sempre si vogliono non
mantenute (proprio in quanto promesse).
Il
sentimento d’Italia tradotto in opera ri-vela, offre un ricordo,
immateriale ed impalpabile (quale suono e luce); un ricordo di
un qualche cosa che non abbiamo mai vissuto direttamente (il
Risorgimento italiano, il mondo ottocentesco dell’Opera), ma che
ci sembra di ricordare profondamente, che ci commuove come
qualcosa che ci appartiene, come un ricordo della nostra
infanzia. A coinvolgerci è l’eco imprecisata di un racconto
familiare; corrispondenze baudelairiane.
È
principalmente la sensazione d’un luogo che è un tempo (con)
vissuto, le potenzialità della scintilla relazionale,
sincronica. Labile ed incredula sostanza, che non trova luogo.
Un’opera
senza oggetto da contemplare, senza oggetto che la determini;
un’opera senz’opera che in un atto effimero e gassoso,
aeriforme come è appunto un ricordo, “presenta” e mette in scena
semplicemente i soggetti che casualmente e storicamente la
abitano (l’opera è nel ricordo, nell’emozione degli italiani).
Quest’opera è inesistente poiché indeterminabile, incollocabile
spazialmente: essa semplicemente succede nell’evocazione della
presenza di un altro pubblico, che in quel momento del
tempo sospeso e falsamente ritrovato (1842 come 2009,
un’analogia inverosimile, ma credibile), in cui essa accade, si
trova a passare, o a restare, assieme allo stesso pubblico
presente, e che a quest’ultimo irrimediabilmente si sovrappone.
Exibart.tv
report/ VIVA L'ITALIA
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